Questo case report illustra l’applicazione pratica del Protocollo Mobilia nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile (IBS) in un paziente resistente alle terapie convenzionali che spesso, in questi casi, risultano insufficienti. Il Protocollo Mobilia è un approccio multimodale per la gestione dell’IBS.
La base teorica e i meccanismi d’azione del metodo Mobilia sono dettagliati in un articolo separato, disponibile qui.
Il caso in esame riguarda Daniele, 37 anni, affetto da IBS di lunga data, che ha mostrato un miglioramento significativo dopo il trattamento con il Protocollo Mobilia. Questo report si concentra sull’implementazione del protocollo, sui risultati ottenuti e sulle implicazioni per la gestione dell’IBS.
Impatto funzionale: Restrizioni dietetiche significative, compromissione della qualità di vita
Il paziente è stato sottoposto al Protocollo Mobilia:
Il protocollo includeva le seguenti componenti specifiche:
Valutazione in studio durante periodo di trattamento: il paziente riferisce netto miglioramento della dolorabilità, dei crampi e del gonfiore addominale. Riferisce inoltre uno stato di benessere generalizzato e una qualità del sonno migliore.
Valutazione dopo 2 mesi (a distanza) tramite IBS- QOL: punteggio 76. Il paziente riferisce inoltre di aver mantenuto i benefici precedentemente elencati.
Valutazione in studio a 6 Mesi Post-Trattamento
Il caso di Daniele evidenzia il potenziale del Protocollo Mobilia nel trattamento dell’IBS, particolarmente in pazienti con intolleranze alimentari significative e ipersensibilità viscerale.
Il miglioramento sostanziale del punteggio IBS–QOL, la capacità di reintrodurre alimenti precedentemente non tollerati, e la riduzione della sensibilità addominale suggeriscono un impatto positivo sia sui sintomi fisici che sulla qualità di vita complessiva.
L’approccio multimodale del Protocollo Mobilia, che combina crioterapia progressiva, esercizi di reclutamento m. addominali e pelvici e tecniche di mindfulness, sembra offrire benefici sinergici.
La crio- terapia ha apportato una grossa riduzione dei sintomi già dalla prima applicazione: il paziente riferiva di “non sentire più l’addome…che per me è una cosa impensabile”. Questo è spiegabile attraverso gli ormai bene noti effetti analgesici, antiinfiammatori, vascolarizzanti e immunomodulanti del freddo intenso.
Gli esercizi del muscolo trasverso dell’addome potrebbero aver migliorato il controllo neuromuscolare della regione addominale e una migliore mobilità viscerale potenzialmente riducendo i sintomi di gonfiore e dolore.
Le tecniche di mindfulness, praticate sia in studio che a casa, potrebbero aver giocato un ruolo cruciale nella gestione dello stress, nella percezione del dolore e nella riduzione della ipersensibilità nervosa intestinale (che gioca un ruolo chiave nell’IBS)
La notevole riduzione della sensibilità alla palpazione addominale è particolarmente significativa. Questo miglioramento potrebbe indicare una diminuzione dell’ipersensibilità viscerale, un sintomo chiave dell’IBS. Tale cambiamento non solo facilita l’esame clinico, ma potrebbe anche riflettere un miglioramento complessivo della funzione intestinale e una riduzione dell’infiammazione e/o sensibilità a livello del tratto gastrointestinale.
L’efficacia del Protocollo in questo caso è particolarmente notevole considerando che il paziente era già in trattamento multidisciplinare (supporto psicologico, nutrizionale e farmacologico) da un anno, con risultati limitati. Ciò potrebbe indicare che l’approccio integrato del Protocollo offre benefici addizionali rispetto alle terapie convenzionali isolate.
L’aumento di peso di 8 kg, sebbene significativo, è interpretato positivamente come un segno di normalizzazione dell’alimentazione e riduzione delle restrizioni dietetiche. Tuttavia, questo aspetto merita un monitoraggio per assicurare che rimanga entro limiti salutari.
Questo case report presenta alcune limitazioni:
Il caso di Daniele fornisce evidenze preliminari a supporto dell’efficacia del Protocollo Mobilia nel trattamento dell’IBS, particolarmente in pazienti con intolleranze alimentari, ipersensibilità viscerale e resistenza ai trattamenti convenzionali.
Considerazione sull’effetto placebo: il freddo applicato sull’addome è visto da tutti i pazienti (e anche in questo caso) con molta paura e ansia, sembra quindi plausibile considerare come minimo il suo effetto.
Ricerche future dovrebbero concentrarsi sull’identificazione dei sottogruppi di pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente da questo approccio. Inoltre, sarebbe utile includere misurazioni oggettive dell’ipersensibilità viscerale e dell’infiammazione intestinale.
Fisioterapia e Osteopatia a Milano – Terapin Agency